20/nov/2014

Disegna di più - L'importanza degli stratagemmi nel disegno dello schizzo

Chi mi conosce bene sa quale rapporto conflittuale io abbia con le matite.
Non che con loro io non mi diverta, è che mi vergogno terribilmente a far vedere in giro i miei sketchbook, che tengo gelosamente custoditi negli anfrattini del mio studio.
Lavorando in digitale per la maggior parte del tempo, l'unico momento che conservo con il foglio e la matita e quindi col disegno analogico (come dicono alcuni) si riduce davvero allo sketch.
E i miei sketch nascono per essere scansiti alla bell'e meglio e poi coperti totalmente dalla colorazione digitale; di loro non rimane nulla perché non ho mai provato a lasciarli visibili sotto al colore. Non escludo che in futuro possa capitare, ma sicuramente è un futuro anteriore e non prossimo.

Se per me lo sketch ha uno scopo puramente funzionale, la diretta conseguenza è che io schizzo con noncuranza cose bruttissime, abbozzamenti a malapena comprensibili da me e raramente faccio "la bella dello schizzo", più che altro solo per la committenza. Anche per questo sono arrivata alla situazione in cui i miei disegni a mano fanno sempre più pietà, non perché io non sia capace, ma perché francamente me ne infischio (cit.) della qualità.

Per di più, ho scoperto ormai un po' di tempo fa che vivo male la fase della matita non solo perché non ne rimane traccia e quindi farlo bello solo per me mi fa sembrare di buttar via molto tempo, ma anche perchè la grafite nuda e cruda mi stanca gli occhi e me li annoia.
Così da un po' di tempo sto sperimentando sketch su supporti diversi da quelli che usavo di solito e mi son decisa ad ordinare degli sketchbook degni di tale nome in colorificio, con una buona grammatura e soprattutto senza carta bianca.
Il bianco sul foglio mi annienta all'inizio e mi stanca durante il processo di disegno. Alla fine dello schizzo, lo trovo banale e di scarso spunto.
Una carta giallina viceversa, o scura riciclata, mi mette molto più a mio agio perché il colore riempie un po' di quel senso di vuoto cosmico davanti al quale ci si trova col foglio bianco puro.

Lo stesso vale per i media con cui produrre gli schizzi: qualche giorno fa, dopo il ritrovo a Bologna, la mia amica e socia Alessandra mi ha regalato una Prisma Col-Erase. Si tratta di una matita blu che viene usata per gli sketch soprattutto nell'animazione, che lasciano una possibilità di cancellatura molto alta rispetto alle altre matite colorate comunemente utilizzate per schizzare.


Ho scoperto utilizzandola, che il modo in cui interagisce col foglio mi mette maggiormente a mio agio e gli sketch vengono subito piuttosto puliti, il ché significa che restano presentabili anche al resto dell'umanità se capitasse di disegnare con altre persone o di mostrarli in generale.

Alla luce di queste rivelazioni ho deciso di costringermi a relazionarmi più da vicino con matite e supporti cartacei per lavorare agli schizzi, di dare loro più attenzione di quanta non gliene abbia data fino ad ora e i risultati sono sorprendenti.
Sto recuperando il sorriso e il rilassamento del tracciare l'idea su carta e sperimentare mi sta rendendo tutto più interessante.





Prove di sanguigna, tratto
e cancellatura con gomma pane

Per non impigrirmi troppo, mi sono abbonata a "L'Arte del Disegno" edito da DeAgostini e Mondadori e mi concentro di volta in volta su un paio di esercizi che sento particolarmente affini.
I volumi sottolineano l'operato di alcuni artisti famosi e propongono esercizi tecnici di tratto, composizione, colore, ma soprattutto ti spingono a sperimentare davvero perché contengono i materiali e i media. E' molto invogliante.
Con il numero 2 e 3 mi sono concentrata sull'uso della sanguigna e relativo tratteggio, e poi sulle matite colorate per sketch.


Ho scoperto che utilizzando 2-3 colori lo schizzo diventa un'attività divertente e anche molto funzionale almeno per me: infatti ragionare l'idea del disegno con due o tre colori mi fa elaborare in modo molto più nitido il modo in cui è fatto un oggetto o un personaggio, i contrasti fra una parte e l'altra che possono comporlo e, cosa non da poco, poi mi piace guardare l'albo schizzi una volta finito di disegnare!
Anche per una post produzione, uno schizzo con grafite, matita blu e sanguigna è molto comoda. Gli elementi che compongono il disegno diventano più chiari dopo l'acquisizione digitale e credo che questo espediente mi tornerà molto utile nei prossimi progetti.



Per sperimentare invece un supporto diverso e i pastelli colorati ho disegnato di getto qualcosa che mi suggeriva il foglio nero: uno stagno con pesci rossi!
Calcando meno il pastello colorato sul fondo nero e accentuando solo alcune parti, i pesci sembrano emergere dal foglio. Io amo lavorare sul nero, ma ovviamente è una marcata preferenza personale.

Aspetto il prossimo numero in cui ci saranno i carboncini!
Continuare a sperimentare è davvero vitale. Sto leggendo "Semina come un Artista" di Austin Kleon e vi riporto un passaggio che per me è stato illuminante, dopo 5 anni di professione in cui tutto diventa un po' drammatico per via delle alte aspettative lavorative sul disegno. Mi ha ridato la giusta prospettiva:

"Sii un dilettante. I dilettanti non hanno paura di commettere errori o di rendersi ridicoli in pubblico. Sono innamorati, dunque non esitano a occuparsi di quello che gli altri ritengnono frivolo o perfino sciocco."

Su qualcosa, mano a mano che passa il tempo, saremo sempre dilettanti ed è importante perché significa azzardare qualcosa di nuovo, uscire dalla nostra zona di comfort per arricchirci di qualcosa che ancora non conosciamo.
Se rimaniamo ad utilizzare sempre ciò che ci è famigliare ci evolveremo poco e finiremo con il fossilizzarci.
Quindi ho deciso di dare maggiore spazio ai miei schizzi: non importa se saranno acerbi perché nascono per quello e non per mettere in mostra la mia Moleskine al grande pubblico.
Ora che so come divertirmici, li prenderò per quello che sono: uno strumento importantissimo per ritrovare la giocosità del disegno.
Visto che la seconda fase del lavoro è il definitivo, che nasce per essere bello e di impatto, almeno lo schizzo vorrei tenermelo un po' per giocare e provare quel puro piacere del disegno che a volte si fa fatica a rivivere durante le consegne.
O durante le sedute di disegno di gruppo: c'è chi la vive serenamente ma io non sono fra quelli. Forse ho trovato la soluzione?



A proposito del disegnare fuori casa: ho adibito da un po' di tempo una scatoletta di latta per caramelle a contenitore di temperino e temperature di matita. E' ottimo per non sporcare quando si disegna fuori casa (ma perché no anche per preservare un po' di pulizia sulla scrivania!).
Consigliato.




17/nov/2014

La creatività richiede tempo

"La creatività non è ispirata dalla pressione del tempo, ma dalla libertà, della giocosità e dal divertimento."

Questa è la conclusione dell'esperimento di Café Creative, agenzia ungherese che ha dato una consegna ad una classe elementare: completare uno schema di orologio.
Prima, in 10 secondi, poi in 10 minuti.
I risultati sono fantastici.
Guardare per credere.

24/ott/2014

Insetti di design: lo straordinario lavoro di reinventare carta e materiali di riciclo

Chi mi cononosce lo sa: ho il terrore degli insetti e anche solo avere addosso una formica è un'esperienza che non mi rende nemmeno lontanamente felice.
Le foto del giorno della mia comunione hanno qualcosa di tragicomico al loro interno: il fotografo ebbe la straordinaria idea di farmi sedere in un prato, esattamente su un formicaio. Nel giro di pochi secondi, gli strati dell'abito e i suoi veli (avete idea di cos'era un abito da comunione negli anni Novanta? Tutto meno che sobrio) erano completamente invasi da formiche. Chi ha il terrore degli insetti (è cioè entomofobico) lo sa: queste cose capitano sempre a noi, fino dalla più tenera età siamo i primi a vedere un ragno o trovarcelo addosso, e siamo gli unici a ad accorgerci di una cavalletta in un ristorante.

Ma siccome la natura umana è carica di contraddizioni e la mia non fa certo eccezione, devo ammettere che esteticamente molti insetti mi piacciono. Tristemente devo dire, finché sono spillati in una teca, filmati, fotografati oppure come in questo caso, ricreati.
C'è qualcosa nelle loro forme aliene che mi affascina (certo, finché non si tratta di tozzi corpi di cimici) e devono avere pensato lo stesso i creativi del team formato da Jim Van Raemdonck, Phoebe De Corte e Dries Caeckebeke per Igepa Belux, in Belgio. Hanno ideato questa serie di insetti basandosi sull'impiego di materiali di riciclo.
E' il genere di scelta che mi incuriosisce di più, quella di utilizzare i materiali di recupero, perchè implica il saper vedere del potenziale in qualcosa che sembra non averne più. Occorre uno sguardo sensibile, creativo ed aperto.









Non sono stupendi? Qui il making off, che io trovo piuttosto affascinante.



IGEPA - making off from Soon on Vimeo.


23/ott/2014

Ci vediamo a Lucca Comics!

Gli ultimi ritocchi ai costumi cosplay stanno per essere terminati, gli ultimi treni prenotati e stiamo riposando preventivamente (o almeno, io di certo) per i quattro giorni che ci attendono per il consueto appuntamento a Lucca Comics and Games.
Dopo tre anni ritorno a Lucca come ospite: infatti dalle 10 alle 11 di venerdì 31 ottobre sarò allo stand Wacom per una live performance (ovvero per disegnare dal vivo) e per una chiacchierata. Se vi state chiedendo se riesco a parlare mentre disegno la risposta è sì, e mi farebbe piacere incontrarvi. 

Qui l'intero programma, come vedete c'è un menu molto promettente:


La locandina si può ingrandire!

Con l'ospitalità dello stand Wacom sarò qui:

STAND E178 in piazza Napoleone
Venerdi 31 Ottobre h. 10:00



Ci vediamo a Lucca!


15/ott/2014

Davide Calì intervista Nicolas Gouny, l'illustratore "tardivo"

Davide Cali
Nicolas Gouny: l’illustratore tardivo

Ho sempre pensato che l’illustrazione, come del resto il fumetto, fosse un mestiere da intraprendere da giovani. Diversamente dalla scrittura, che spesso convive con altri mestieri e che altrettanto spesso le persone scoprono anche tardi nella vita, il mestiere del disegnatore richiede una dedizione totale e una preparazione tale, che mi è sempre sembrato un qualcosa di impossibile da cominciare dopo aver già fatto altre cose. Perlopiù la realtà conferma questa regola non scritta, ma per ogni regola esiste l’eccezione.
Qualche tempo fa ho incontrato a un salone Nicolas Gouny, un illustratore francese di cui conoscevo il lavoro e ci siamo trovati a chiacchierare. E’ così che ho scoperto il suo percorso piuttosto singolare e ho deciso di condividerlo con i lettori di Roba da Disegnatori.




Penso che i lettori italiani non ti conoscano. Hai voglia di presentarti?
Mi chiamo Nicolas Gouny, abito con la mia famiglia in una campagna molto verde e piena di mucche nel mezzo della Francia, una casa dalle persiane blu in cima a una collina.
Sono autore e illustratore di libri per bambini da qualche anno. Mi piacciono il biathlon, i libri, le giraffe, gli elefanti, la corsa, la musica e il rugby.

So che sei arrivato tardi all’illustrazione. Cosa facevi prima?
Lavoravo in ufficio e mi occupavo di libri didattici per gli insegnanti di francese. Prima ancora ho fatto lunghi studi di economia e letteratura.




A che età hai cambiato mestiere e cosa ti ha dato voglia di dedicarti all’illustrazione?
Ho iniziato quando i miei bambini erano piccoli, verso i 30 anni. All’inizio disegnavo per me e per loro, non pensavo di diventare illustratore. Poi ho iniziato a postare i miei disegni su internet, sul sito deviantart.com, quindi un piccolo editore mi ha contattato e da lì è partito tutto.
Dopo qualche tempo ci siamo spostati in campagna (prima abitavamo fuori Parigi) e ho lasciato l’impiego un po’ noioso che facevo e l’illustrazione è diventata il mio nuovo lavoro.

Hai seguito dei corsi per imparare a disegnare? In quanto tempo sei diventato un professionista?
Non ho mai fatto corsi di disegno, non ho frequentato scuole d’arte, ho imparato da solo e continuo a farlo, sperimentando, sbagliando e correggendo, e guardando gli altri. E’ un metodo abbastanza punk! Disegno dai quasi dieci anni e lo faccio per mestiere da 7.

Quanti libri hai pubblicato? E mediamente quanti ne fai l’anno?
Ho smesso di contarli, ma sono circa sessanta. Ne disegno tra i 5 e i 12 ogni anno.





Rimpiangi mai il tuo vecchio lavoro? Ha mai pensato di tornare indietro?
No, non conto di tornare indietro, non ho più voglia di un lavoro dipendente, amo la libertà, anche se mi piaceva prendere il treno per andare in città a lavorare, mi piaceva Parigi e la sua periferia. Ma niente rimpianti. Ho voltato pagina!

Fai qualcosa oltre a libri per bambini? Illustrazione per la presse? Laboratori?
Disegno un pochino per la presse (Toupie, Terra Eco), faccio laboratori nelle classi in occasione dei saloni. Ho illustrato anche giochi, carte, posters, agende e un po’ tutto quello che richiede illustrazione. Oltre a disegnare mi occupo anche di una piccola cooperativa amorosa con mia moglie, La parenthèse enchantée www.la-parenthese-enchantee.fr un’etichetta che produce bijoux a partire dai miei disegni.



Hai qualche nuova voglia, dopo l’illustrazione? La musica? L’animazione?
Mi piacerebbe fare animazione ma quando vedo il numero di persone e il tempo che occorrono per un film, mi dico che non è roba per me. La musica, sì, sarei tentato. Se avessi tempo mi piacerebbe mettere su una one-man-band di musica dark-funeral-metal-drone-ambient. Mi piacerebbe anche metter su un festival di musica drone sperimentale nella mia campagna. Un’idea per far vivere per animare il posto dove vivo.

LA PAGINA FACEBOOK DI NICOLAS GOUNY:

BIBLIOGRAFIA