11/set/2014

Mostra dedicata a Miyazaki a Parigi

Gli appassionati di animazione giapponese e i fan dello Studio Ghibli in particolare saranno felici di sapere che all’Art Ludique-Le Musée di Parigi viene inaugurata il prossimo 4 ottobre la mostra “Dessins du studio Ghibli”. In italiano “Disegni dello Studio Ghibli: i segreti del layout per capire l’animazione di Takahata e Miyazaki”. 
In esposizione ben 1300 originali: è la prima volta che la mostra prende luogo in Europa, dopo essere stata allestita naturalmente in Giappone e poi a Hong Kong.

Se è vero che le tavole finali sono quelle su cui spesso ricade maggiormente l’attenzione, i disegni preparatori, i making-of sono qualcosa di più in un certo senso: ci danno la possibilità di comprendere i dietro le quinte, apprezzare l’energico lavoro di persone di immenso talento, che per noi possono essere di immensa ispirazione e ci ricordano quanto dietro ad una tavola perfetta si celino dei disegni imperfetti e funzionali. Soprattutto nell’animazione.

Fra le 1300 tavole esposte, quelle di "Ponyo sulla scogliera", "Principessa Monoke" e l’amatissimo "Il mio vicino Totoro".







Dove e quando:
Art Ludique-Le Musée
34, Quai d’Austerliz 
Parigi
dal 4 Ottobre 2014 al 1 Marzo 2015


Per info: 
La galleria

http://artludique.com/
Pagina dedicata alla mostra:
http://artludique.com/ghibli2.html



09/set/2014

10 domande a Ilaria Urbinati e a Morena Forza

Siamo felicemente giunti alla sesta tappa del nostro workshop itinerante "Il sogno e il mestiere".
Dopo avere incontrato i disegnatori di Roma, Torino, Firenze, Palermo e Bari, ho pensato che era ora di giocare in casa, e così abbiamo deciso di tenere il corso a Milano, nel centralissimo Corso di Porta Nuova, il 27 e 28 settembre 2014.

In questi mesi le domande sul corso sono state frequenti e dopo un'iniziale idea di raggrupparle in una sezione F.A.Q (Frequently Asked Questions) Ilaria ha pensato che sarebbe stato carino risponderle in un modo più originale.

Dovrebbe esserci tutto, tranne l'accenno al fatto che "Il sogno e il mestiere" nasce con l'intento di spostarsi di città in città.
Colgo l'occasione di ringraziare chi è stato nostro corsista fino ad ora e le persone che ci hanno aiutato nell'organizzazione delle varie tappe passate, è stato un percorso davvero ricco di soddisfazioni e di incontri interessantissimi.
Per informazioni circa le singole tappe (indirizzi, modalità di iscrizione, prezzi, trasporti, soggiorni consigliati) basta un'email.
Il programma invece lo potete trovare a questo link.

L'immagine deve essere ingrandita :)








08/set/2014

Il vero inizio dell'anno

Devo dire che non mi sono accorta granché della presenza dell'estate quest'anno; qui a Milano è rimasta piuttosto piovosa e qualche giorno perfino buia.
Perciò, quando sono tornata dal Somerset qualche giorno fa non ho sentito una grande differenza nell'atmosfera.
Ma una cosa mi dice che è autunno: il fermento nell'aria, le strade che si ripopolano e i negozi che brulicano di vita. A Milano, vista la sua anima commerciale, i negozi sono un indicatore fedelissimo per capire se si è in vacanza o meno.
Ho detto fermento, vero?
E il fermento è proprio quello che fa di settembre il vero inizio dell'anno lavorativo e creativo per me.

Qualche giorno fa passeggiavo pigramente per la Market St. Jew Street di Penzance, la via dove si concentrano quasi tutti i negozi della cittadina e una vetrina in particolare ha attirato la mia attenzione: quella di uno shop dove si vende esclusivamente materiale per scuola e ufficio. A richiamare la maggior parte degli sguardi compreso il mio era un'enorme confezione di Faber Castell a tre piani, di legno. Era una vera gioia per gli occhi.
Sono rimasta imbambolata per un paio di minuti a fissarla, immaginando di entrare e di comprarla e di doverla poi incastrare in qualche maniera in valigia, già piena di altri acquisti e di vestiti che ho finito con il non usare, vista l'inaspettata clemenza del tempo britannico.

Poi mi sono chiesta: ma quanto tempo è che non disegno o coloro con le matite? Ci ho pensato seriamente, non essendo io un'acquirente compulsiva (anzi diciamo pure che sono moderatamente taccagna) e mi sono domandata come mai ogni volta che vedo delle matite colorate ne sono così attratta e penso regolarmente di comprarmene.
Allora ho buttato uno sguardo più attento al resto della vetrina e ho notato gli astucci, i quaderni, i block notes, i post-it a forma di casetta, le calcolatrici e le tote bag.
E ho notato che mi facevano lo stesso effetto: un impulso ad entrare ed acquistare. E così ho fatto, sono entrata e ho scelto un astuccio di Caroline Gardner che, ho scoperto poi, ha inaugurato da poco una linea molto bella di stationery con linee particolari e molto positive. Sul mio astuccio tuona uno squillante "It's going to be a bright sunshiny day" e mi sembrava il modo giusto di inaugurare una piccola nuova fase della mia vita.



Infatti poco prima di partire ho rifatto quasi interamente la zona studio in casa e ho poi deciso di lavorare fuori con una formula di coworking, nel centro della città. Non facile per una pantofolaia come me, e già in passato quando ho iniziato l'università mi ero coccolata comprandomi articoli di cartoleria, ci ho riflettuto solo mentre tornavo passeggiando sul lungomare, girando e rigirandomi l'astuccio in mano.
Mi sono seduta su una panchina davanti all'Atlantico, a crogiolarmi in quella sensazione di aspettativa e di speranza che quell'astuccio mi infondeva.




In fondo, ho pensato, tutti gli articoli di cartoleria fin da quando inizi la prima elementare ti trasmettono quel non so che di nuovo inizio, di buoni propositi, di speranza e di volontà di fare sempre meglio.
Ma anche una sorta di mezzo per fare spazio al nuovo cancellando il vecchio: chi non ha sentito un'ondata di motivazione tutta nuova davanti ad un quadernone appena comprato o ad un nuovo set di evidenziatori? Un po' come se stesse lasciandosi alle spalle gli avvenimenti (magari non rosei) dell'anno passato, per ricominciare con un vero e proprio "fresh start".  Si riparte da capo e cosa c'è di meglio che sfogliare un taccuino intonso, con le sue pagine candide e piene di promesse?
O da un astuccio, dove le armi della nostra espressione saranno contenute, qualcuna leggendaria e di vecchia data, come il mio lapis che conservo dalla fine delle superiori.

Lo stesso accade per un disegnatore; un nuovo album o un nuovo sketchbook contengono la promessa e l'attesa di un buon disegno e delle conseguenti soddisfazioni personali o professionali.
Ecco perché quando stimo moltissimo un disegnatore e amico mi piace regalargli un albo schizzi magari di carta particolare.
Per me è un regalo carico di promesse e buone speranze.
E per lo stesso motivo compro blocchi schizzi e album anche quando non ho finito quelli che ho: mi piace pensare che mi sto dando un'altra possibilità, che non ho comprato della carta ma una piccola scommessa su me stessa e sulle mie capacità.
Ed ecco perché quelle matite avevano come prima cosa attirato la mia attenzione: la mente gioca con le associazioni e l'attrazione verso delle matite mi dice un po' "Vai a disegnare e divertiti". Perché quando disegnavo e coloravo con le matite non avevo nessuna aspettativa professionale sui miei disegni: lo facevo solo perché mi perdevo nel processo del disegno e non pensavo tanto a come sarebbe terminata quella sessione di attività creativa. Mi godevo il viaggio e l'unica finalità era divertirmi con quelle matite; perfino pensare al suono che fanno quando vengono temperate mi provoca un accenno di sorriso.

Così, tornata a casa, ho scelto con cura quello che avrei dovuto mettere nell'astuccio nuovo che mi promette giornate brillanti e luminose, e ho tirato fuori le mie vecchie matite colorate, tenute religiosamente (come tutto il resto dei miei oggetti: sono una conservatrice scrupolosissima) e quindi perfette. Le userò per gli schizzi, se non posso usarle per le tavole definitive.
Non perché cambiano qualitativamente lo sketch ma perché mi riportano a quella dimensione ludica che vivevo quando ancora le usavo. Bisogna aiutarsi in tutti i modi, soprattutto quando come me si è meteoropatici e l'inverno porta con sé delle giornate buie e pessimistiche.


A proposito, di solito verso ottobre scelgo anche l'agendina per l'anno che viene ed il calendario da scrivania. Se posso dare un consiglio, cercate di viziarvi con questo genere di articoli.
Se vi piacciono l'Arte, il disegno, le Arti Visive in genere, non credo che sarete molto soddisfatti dell'agendina omaggio della rivista o del calendario dell'agenzia di assicurazioni.
Trovatene una che abbellisca gli impegni e le scadenze della vita. In fondo, gli oggetti di questo tipo li abbiamo attorno tutto il giorno ed è bello trattarsi bene e averne di colorati ed accattivanti.


Ci sono cose che non si possono comprare: per tutto il resto ci sono i negozi di cartoleria e di Belle Arti.

Mentre metto da parte il materiale per il mio post sul mio viaggio in Gran Bretagna (che vi avverto sarà una lunga lettura), non mi resta che augurarvi un buon autunno ed un buon inizio dell'anno creativo e pieno di avvenimenti entusiasmanti e proficui.
E di progetti che vanno in porto!

Vi ricordo che Roba da Disegnatori Associazione Culturale ha aperto le iscrizioni per i corsi di settembre, ottobre e novembre. Li trovate sul sito www.robadadisegnatori.it 
Molto presto aggiorneremo il calendario con i corsi invernali.





30/lug/2014

Quando il disegnatore va in vacanza (più o meno)

Devo ammetterlo: ogni volta che ho letto su un blog "Ci rivediamo a settembre, il blog va in vacanza" in giro per il web, mi sono sempre chiesta se non fosse una frase un po' esagerata da scrivere.
Ma ora mi trovo a farlo, per la prima volta in quattro anni.
Non perchè la città si svuota e non perchè non ho qualcosa da scrivere d'estate, anzi, ma
Roba da Disegnatori va in vacanza!
fino al 7 settembre


Lilli Carré
http://lillicarre.com/


O meglio, ci vado io.
Il blog sonnecchierà per un po' e spero soprattutto io che di sonno arretrato ne ho parecchio da recuperare (ma poi, sarà vero che il sonno può essere recuperato? Io nel dubbio ci provo) .


E un'altra cosa da ammettere è che sono parecchio emozionata. Dopo cinque anni dal mio viaggio in Cornovaglia, ci ritorno da sola a fine agosto. Per me nel 2009 è stato un viaggio alla scoperta di me stessa, ha rappresentato moltissimo e mi ha fatto capire che il viaggio è uno stato della mente, ma anche che certi posti hanno qualcosa da darti. Non perchè siano più belli o più speciali ma perchè sono adatti a te in quel particolare momento della tua vita, per come sei tu, come se parlassero la tua stessa lingua.


Promenade di Penzance e ,in lontananza, Newlyn

Il viaggio che ho scelto è particolare: parto con un treno notturno, dove ho una stanzina tutta per me. Mi sembra magico addormentarmi a Londra e vedere l'alba sul Devon e iniziare un nuovo giorno a quasi 400 chilometri dalla capitale.

Prima ancora mi aspetta una settimana nella Maremma toscana, e non vedo l'ora!
Oggi ho comprato il primo sketchbook quadrato della mia vita: non so perchè ma mi sembrava adatto alle scelte che ho fatto quest'anno, come se potessi racchiuderlo in un libro.

Sono emozionata anche all'idea di settembre; forse l'ho già detto altre volte, ma per me corrisponde al vero inizio dell'anno, è il momento in cui si progetta e si stendono le basi per le nuove idee per l'anno seguente. E' effervescente e mi rende sempre curiosa!


E a proposito...
In corso fra le nostre iniziative ci sono il concorso organizzato in collaborazione con Fritlex e i workshop dell'associazione: quelli con le iscrizioni già aperte si possono curiosare a questo indirizzo.
La casella email potrebbe avere qualche giorno di ritardo nella risposta ma è attiva e la controlliamo.
Stiamo lavorando anche alla calendarizzazione di incontri gratuiti per disegnatori, il primo sarà a Bologna il prossimo autunno. Le date verranno comunicate mano a mano sul blog e sul sito dell'associazione e sono aperte sia ai soci che ai non soci. Ci si trova per chiacchierare un po'!


Vi auguro buone vacanze e un agosto che somigli anche solo vagamente ad un mese estivo.
Se potete, tenete un diario di viaggio, magari illustrato o a fumetti: non ve ne pentirete. :)
A presto,

Morena

22/lug/2014

Riflessioni sul fumetto e intervista ad un'appassionata collezionista speciale

Il primo pregiudizio tutto italiano sul fumetto è quello secondo il quale non ha nessuna attinenza né contatto con la realtà.
Non che ci sia qualcosa di male, ma non tutti stravedono per dei mondi immaginari e alcuni possono pensare che il fumetto sia qualcosa che nasce dal nulla e si sviluppa altrettanto sul nulla.
In verità alcuni tipi di fumetto hanno una stretta attinenza con "le cose della vita vera" come le chiama una delle mie anziane vicine di casa. E, soprattutto, a volte lavorare a un fumetto di qualunque tipo sia richiede un'ispirazione.
Non credo tanto alla regola "scrivi quello che conosci" o almeno non sempre, ma supporto la teoria di Austin Kleon secondo la quale le cose che amiamo ci modellano (lui a sua volta si è rifatto sulle idee di un tipo qualunque, un certo Goethe) e in qualche modo per vie trasverse queste riaffiorano in un prodotto dell'ingegno, sia esso un romanzo, un disegno, un film, una pièce teatrale, una scultura o sì, anche la sceneggiatura di un fumetto.

Il fumetto altro non è che un linguaggio, un mezzo: la narrazione può essere improntata su qualunque cosa. 
Devo ammetterlo, rispetto alla cultura sterminata di alcuni miei amici e colleghi la mia è ristretta, perchè mi interesso più di illustrazione, ma comunque di fumetti ne ho letti e ne leggo e so che a prescindere dall'argomento, un buon fumetto resta un buon fumetto.
Alcuni fumetti pluri-premiati raccontano storie di vite particolari, speciali se rapportate al nostro vissuto, come nel caso di Marjane Satrapi e il suo "Persepolis" che ci apre il sipario di storie un po' lontane dal nostro stile di vita occidentale; altre invece sono scandite da tante analogie con le nostre esistenze "normali" (ma in fondo, cosa lo è?) come nello splendido "Blankets" di Craig Thompson, un vero capolavoro nella sua poetica semplicità.
Quando è sceneggiato e disegnato bene, un fumetto ti rapisce dalla prima all'ultima vignetta perchè a prescindere dal genere di storia ti intrattiene; ogni vignetta crea una sospensione fra una e l'altra ed è il piacere sommo di leggere un fumetto, per me e penso per altre persone.

Mi sono resa conto di questa cosa quando mi sono trovata a fare la colorista di un fumetto western: lo chiarisco subito, non è mai stato il mio genere nonostante il mio profondo amore per il country e il bluegrass.
Eppure dopo un po' che coloravo meccanicamente le vignette una dopo l'altra, mi sono accorta che la narrazione mi stava incuriosendo; ho allora chiesto le pagine coi testi a bassa risoluzione e mi sono letta la storia in modo a dir poco ingordo.
La dimostrazione che non importava fosse western e che non fosse proprio quella che i britannici chiamano "la mia tazza di tè" : era sceneggiato bene, il soggetto era curioso e accattivante perciò ero spinta a sapere cosa succedeva, chi moriva e perchè, chi spariva e come e a chiedermi se sarebbe riapparso e di che natura fossero certi personaggi. In uno dei numeri che ho colorato c'era un'intera città fantasma: fino a che non ho ricevuto le pagine coi testi ho colorato con l'unico pensiero a come erano morti tutti e perchè.
Questa è la magia della narrazione in qualunque sua forma.
Ecco perchè il pregiudizio sul fumetto è un vero peccato; non tanto per il fumetto ma per i lettori che perdono il piacere di una narrazione di cui potrebbero avere un po' di controllo.
Io i fumetti per certi aspetti li preferisco di molto ai film: le immagini sono davanti ai nostri occhi ma decidiamo noi con che velocità processarle. Decidiamo se indugiare a lungo su una scena o sull'altra, decidiamo quanta importanza ha per noi un passaggio della storia piuttosto che un altro. Non è un potere da poco: è il potere della decisione e dell'osservazione. Ne parla anche Gud nel suo manuale "Tutti possono fare fumetti", lo avevo intervistato un po'di tempo fa proprio sull'uscita del manuale edito da Tunué.

Qualche anno mi capita di accompagnare una mia cara amica alle fiere del fumetto. Un attimo, forse è lei che accompagna me...
Insomma, sta di fatto che qualcuna accompagna l'altra e ci troviamo nel bel mezzo di affollatissime fiere del fumetto.
Abbiamo gusti piuttosto diversi sui fumetti, ma è un gran piacere sentirla parlare di ciò che preferisce; mi piacciono e colpiscono le motivazioni che mi dà sulle sue preferenze, mi danno dei nuovi spunti e a volte resto incuriosita.
Da quando la conosco cioè da circa quattordici anni (ci sono amicizie perenni, per fortuna) è sempre stata fissata con gli stessi fumetti. Uno dei primi ricordi che ho di lei è un lungo monologo sulla sua adorazione per Diabolik che non ho mai capito. Non perchè non mi piaccia: il fatto è che non l'ho proprio mai letto così come non avevo mai letto fumetti western prima di colorarli (e scoprire uno strano piacere nel vedere dipanarsi certe trame!) perciò la mia incomprensione nasce da una non - conoscenza. E pensare che mia madre ne era un'accanita lettrice. Quella appassionata di gialli e polizieschi in casa è sempre stata lei, io ho sviluppato preferenze diverse nel tempo favorendo trame più storiche.

Diabolik visto da Gabriele Dall'Otto


Qualche giorno fa, mentre facevo zapping a caso preparando una torta (a proposito, non fatelo se non siete sicuri di avere un telecomando di riserva) ho visto la pubblicità di una prossima uscita di una collana di 50 volumi proprio su Diabolik su Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport. Se non ricordavo male il ragazzo di Jessica segue lo sport.
Le ho scritto (impiastricciando anche il cellulare giusto per non farsi mancare nulla) per farglielo sapere.
E da lì, mi è nata una curiosità: ma com'è che ti è nata questa fissa per Diabolik, che non me l'hai mai raccontato in 14 anni?
Ma del resto non glielo avevo mai chiesto e così lei non me lo aveva mai spiegato.
E allora ho pensato a quanto poco curiosa sono a volte, perchè proprio come è successo per quel fumetto western ho scoperto solo poi che Diabolik in realtà ha tutte le carte giuste per piacermi.
Mi sono decisa a prendere in prestito qualche numero e non solo, a farmeli consigliare dalla mia amica Jessica.
A quel punto ho pensato: si intervistano sempre fumettisti e illustratori e mai una volta che si facciano domande agli appassionati.
Perchè no?
Ecco cosa le ho chiesto.

 Come hai iniziato a leggere Diabolik?

Ho iniziato per caso, ero in Liguria per una colonia estiva.
Ho trovato dei vecchi numeri in "biblioteca" e ho iniziato a leggerli per curiosità...
Avevo 12 anni, se non ricordo male e ho iniziato a collezionare seriamente i numeri verso i 14 anni.

(E' una di quei pazzi che prendono i volumi incelophanati, io l'ho vista coi miei occhi. E' l'omino dei fumetti dei Simpsons! Ma io che sfoglio certi albi indossando guanti di cotone devo solo tacere eheh)

Cosa ti è piaciuto di più all'inizio e cosa ha continuato a piacerti nel tempo?

All'inizio mi era piaciuta la storia: questo misterioso ladro mascherato, senza un passato, che non si poteva definire un cattivo a tutti gli effetti, nonostante uccidesse e rubasse. Che ti tentava perfino a stare dalla sua parte! L'eterna lotta tra lui e Ginko, il grande amore per Eva... Successivamente le storie diventavano molto più articolate, più profonde: non si fermavano alla solita rapina/omicidio, al solito inseguimento in macchina con Ginko e al solito lieto fine, i disegni molto migliori (ringraziamo Sergio Zaniboni che ha dato a DK il suo aspetto attuale!).
Con il passare degli anni, dopo la morte di entrambe le sorelle Giussani, le storie sono diventate meno profonde, o almeno secondo me.

Se mi dovessi consigliare un numero da cui partire o delle cose da sapere per iniziare a leggere Diabolik, cosa mi indicheresti?

Un numero da cui partire? Suggerirei i miei preferiti!
"La morte dolce" (mi ha persino fatto commuovere, è stato devastante), "Dieci piccoli diavoletti", "Un covo di vipere". Beh, cose da sapere, prima di leggere DK...Vediamo...
A questo punto suggerirei il libro "Io sono Diabolik", nel quale LUI si racconta in prima persona, ripercorrendo alcune storie tra le più significative della sua "vita", dall'incontro con Eva, al suo rapporto conflittuale, ma non sempre, con l'ispettore Ginko.
Anche "La clinica della morte" e "In nome della giustizia"! Sicuramente ce ne sarebbero altri, ma quelli che mi hanno più colpita e che mi sono rimasti più impressi, sono quelli che ti ho elencato.
Sono cambiati i disegnatori: mi manca il bel tratto leggero di Zaniboni e di Facciolo.
Ecco un altro numero consigliatissimo: "Un enigma risolto nel buio". Geniale!


Personaggi preferiti e perchè?

Ovviamente i protagonisti! DK ed Eva Kant!
A dire il vero, ci sarebbero altri 2 personaggi, comparsi in 3/4 albi ciascuno: Bettina (la bimba che, nel primo albo in cui comparve, fece sciogliere il cuore di ghiaccio del Nostro e che col passare del tempo - e degli albi - non perde mai la fede nel suo caro amico) e Saverio Hardy (il cosiddetto "uomo della rocca", una persona che non si è tirata indietro dopo aver visto DK in difficoltà e gravemente ferito, che Diabolik saprà ripagare in un momento estremamente difficile). Due persone che hanno saputo far valere l'amicizia sulla giustizia. Ce ne sarebbero altri 2, Daria e il suo compagno: 2 non vedenti che faranno amicizia con DK (che nell'albo "Colpo alla cieca" perderà momentaneamente la vista) e gli saranno di grandissimo supporto, sia moralmente che fisicamente.


A volte una chiacchierata ti apre la mente su nuove possibilità.
Sarebbe bellissimo se chiedessimo ad amici, parenti o colleghi o vicini di casa perchè leggono qualcosa in particolare: potremmo scoprire un sacco di cose.
Intanto io colgo l'occasione per segnalare quello che ho scritto a Jessica: a partire da oggi in allegato al Corriere della Sera e alla Gazzetta dello Sport ci saranno 50 volumi di Diabolik, molti dei quali inediti e ispirati a fatti di cronaca nera realmente accaduti, come il caso di Vallanzasca, quello della Uno Bianca, il massacro del Circeo... Le tematiche sono state scelte con attenzione. Dalla corruzione all'omicidio alla violenza sulle donne.
Le copertine sono state curate da Gabriele dell'Otto, Corrado Mastantuono e Manlio Truscia. Sono tre mostri! Infatti non vedo l'ora di avere fra le mani quelle cover. Questo è il sito della collana ed è possibile anche acquistare i volumi da lì.
Per le prossime settimane sarà possibile comprare il primo numero di "Diabolik Nero su Nero" (così si chiama la collana) perchè è andato in ristampa!


Gabriele Dell'Otto al lavoro